Il diavolo veste Prada? No, Stefano La moda ribolle dietro piazza del Podestà

Viaggio nel laboratorio-atelier di Farè. Che per l’inverno ha un desiderio: riscoprire poncho e tabarro. «Disegno quasi sempre per le donne, anche se arrivano più uomini. Il tessuto? Lo scelgo a occhi chiusi»

«La vita di un uomo, da queste parti, è spesso legata al filo di un’informazione» dice don Benito Rojo in “Per un pugno di dollari”, e di certo quella di , sarto per signora con qualche digressione al maschile, ai fili deve parecchio, sia a quelli colorati sia a quelli invisibili che portano parole di novità.Così un altro personaggio di Sergio Leone, il Joe del leggendario Clint, potrebbe far visita all’atelier di via Ferrari, dietro la piazza del Podestà, perché quel diavolo di Stefano si è messo in mente di rilanciare

per l’autunno-inverno il poncho che rese celebre Eastwood assieme al mezzo sigaro masticato e alla Colt estratta a velocità della luce dalle pieghe del tessuto.Farè è un fuoco d’artificio di idee, che espone a raffica con l’accento umbro-toscano arrivato da una madre d’Assisi e dalla giovinezza trascorsa là a imparare il mestiere alla sartoria Monelletta. Adorato dai ragazzi negli Anni 70, e originario dell’America Latina, il poncho fungeva da mantello per riparare da vento e pioggia, ma rivisitato con classe può diventare un accessorio trendy da abbinare a un’infinità di capi.