Il filo del tessile è attaccato alla Russia

Le imprese del territorio a Milano Unica tirano le somme dei due grandi fronti aperti, Cina compresa: «Mercati importanti ma per noi pesa di più il Paese di Putin. Problemi? Ci sono, speriamo si risolvano»

– Cina vs Russia: chi pesa di più, o meglio: chi è più un problema? I mercati sono in continua evoluzione e il problema sembra ora essere quello di capire chi è più problema di dell’altro. In questi giorni è in corso Milano Unica, il salone italiano del tessile sempre molto partecipato anche dalle imprese varesine, che chiuderà oggi i battenti e, statistiche alla mano, è emerso il nuovo focus sul duello Cina versus Russia. Inevitabile concentrare l’attenzione su questi due mercati, segnati da turbolenze e rimbalzi, dal momento che sono mercati strategici per

l’intero comparto del tessile e moda italiano. «Finita una turbolenza ce n’è subito un’altra – ha ricordato Silvio Albini, presidente di Milano Unica – oramai è così da molto tempo: dobbiamo abituarci a convivere con crisi continue, ricorrenti. La crisi è la nostra nuova normalità. Una volta accettata questa scomoda situazione, abbiamo imparato alcune cose importanti: dobbiamo avere una visione assolutamente globale, dobbiamo bilanciare il più possibile i rischi, dal punto di vista geografico, ma non solo. Le nostre aziende devono essere presenti e forti su tutti i mercati significativi, e nelle diverse aree valutarie».

In realtà, guardando i dati relativi al comparto del tessile, la Cina, per quanto possa far paura con le sue stime al ribasso di questi giorni, rappresenta un problema relativo.
Sull’intero comparto pesa molto di più la Russia: «La vera preoccupazione è rappresentata dal mercato russo» conferma l’imprenditore bustocco Piero Sandroni, presidente del gruppo tessile e abbigliamento dell’Unione Industriali varesina «un mercato molto più vicino della Cina». Un mercato a noi vicino geograficamente e per quantità numerica: «È vero che in anni in cui i trasporti non sono un grosso problema per i mercati la distanza è relativa, ma dal momento in cui si è iniziato a parlare di fast fashion si è iniziato a pensare che la risposta ai rapidi cambiamenti dei mercati debba anche essere altrettanto rapida».
E per noi la Cina è lontana: anche da qui arriva il nostro vantaggio a vendere sul mercato russo, spiega Sandroni: «È da anni che le imprese varesina hanno iniziato a puntare al mercato russo che adesso sta creando problemi effettivi e speriamo che la situazione possa appianarsi in tempi rapidi».

E per tornare alla Cina, in realtà, il problema non è solo di oggi: «Molte imprese, anche varesine, si sono cimentate sul mercato cinese e qualche difficoltà l’hanno avuta». Alcune hanno deciso di abbandonare il progetto «perché non basta pensare di andare lì a vendere: bisogna inserirsi, farsi conoscere, investire. Ma molte imprese tessili del nostro territorio sono piccole e producono prodotto tessile che ha bisogno dell’intera filiera per arrivare a essere commercializzato».
La filiera qui conta ancora molto, nonostante gli anni passati abbiano portato ad un ridimensionamento dell’intero comparto: «Certo non possiamo ancora dire di aver voltato pagina – aggiunge Sandroni – dire che oggi le cose vanno bene è un po’ troppo».
«Diciamo che forse abbiamo toccato il fondo e più giù non dovremmo andare. C’è qualche timido segnale positivo, un ramoscello di ripresa che speriamo un giorno possa diventare una quercia: intanto guardiamo i primi segnali positivi, poi aspettiamo l’evidenza per confermare l’inversione di tendenza».