– Bisogna salvare le Poste di Velate, che rappresentano un servizio essenziale per gli abitanti del quartiere, in particolare per gli anziani. Ma anche per tutta l’area dei rioni di collina della Città Giardino, i cui residenti, dopo la chiusura dell’ufficio del Sacro Monte, si ritrovano di fatto a dover convergere su Velate o, in alternativa, su Sant’Ambrogio. Il piano
di razionalizzazione delle filiali di Poste italiane, che ha già scatenato “rivolte” e polemiche in diversi comuni della provincia di Varese, creerà problemi anche nel capoluogo. In provincia, infatti, sono previste sette chiusure e 15 razionalizzazioni. A Varese, seppure non sia prevista alcuna chiusura totale, verrà effettuato il ridimensionamento dell’ufficio di Velate, che passerà da sei aperture settimanali a tre.
I cittadini si sono già mobilitati, con una raccolta firme contro la decisione dell’azienda, che ha raggiunto finora 400 adesioni.
E ieri mattina sono scesi in campo anche tre consiglieri comunali, in maniera trasversale: (Pd), (Forza Italia) e(Movimento Libero). I quali nei mesi scorsi hanno avviato un viaggio nella città che li ha portati a incontrare i cittadini già in parecchi rioni e castellanze, come San Fermo, Valle Olona, Belforte, Bustecche.
Ieri la tappa a Velate, su richiesta degli abitanti.
«Siamo qui – dichiarano Mirabelli, Galparoli e Nicoletti – perché davvero tanti abitanti di Velate ci hanno contattato per farci fare un sopralluogo ed esprimerci la loro preoccupazione. Sono già state raccolte più di 400 firme contro l’eventuale dimezzamento dei giorni di apertura di questo ufficio postale. Velate, del resto, è situata in una posizione sovrastante rispetto alla città di Varese e ospita una forte concentrazione di anziani».
«L’ufficio postale, per loro, costituisce un importante punto di riferimento, Già oggi, dopo la chiusura dell’ufficio postale del Sacro Monte, anche parecchi abitanti del Sacro Monte usufruiscono di questo ufficio. Non bisogna, poi, dimenticare che, a Velate, esiste anche un distaccamento dell’ospedale, che ha appena chiuso il Cup. Nei giorni in cui, eventualmente, l’ufficio postale fosse chiuso, dove andrebbero le persone che devono pagare il ticket?».
Insomma, si tratterebbe di penalizzare ulteriormente un quartiere che, per quanto faccia parte storicamente della parte più “benestante” della città, negli ultimi anni si sta “desertificando” di attività e servizi.
Un altro dato che emerge è che «quasi tutte le chiusure disposte da Poste Italiane a livello nazionale siano concentrate al Nord, la maggior parte in Lombardia».
Quindi un appello diretto al sindaco. Che, tra l’altro, nonostante sia originario di Induno Olona, da prima del 2006, anno di insediamento del suo primo mandato, è diventato un velatese.
«Ci auguriamo, pertanto, che anche il sindaco di Varese, non esiti a schierarsi a fianco degli altri sindaci del territorio che hanno già fatto sentire la loro voce contro un piano di riorganizzazione aziendale che, puntando più su assicurazioni, carte di credito, telefonia mobile e servizi finanziari in genere, non fa altro che sacrificare gli uffici che ritiene “improduttivi” o “diseconomici”, a scapito delle esigenze della collettività».













