«Quando gli interessi delle imprese e del tessuto sociale di uno dei sistemi produttivi più importanti d’Europa, e del Paese, prevarranno su quelli di una singola società di trasporto aereo?»: la domanda, non tenera e con pochi sottintesi (il riferimento ad Alitalia-Etihad vien spontaneo) se la pone Riccardo Comerio, numero uno degli industriali di Univa, e la rivolge alla politica romana. Politica nelle cui mani, oggi, non c’è solo il futuro di un aeroporto chiamato Malpensa ma anche di un intero territorio al quale, incalza il presidente della Camera di Commercio di Varese Renato Scapolan in una lettera indirizzata
al ministro delle Infrastrutture Delrio, «non vogliamo – e lo gridiamo con la voce di una provincia capace di garantire al nostro Paese un saldo attivo nella bilancia commerciale vicino ai 4 miliardi di euro annui – che ancora una volta siano spezzate le gambe». La catena che rischia di attorcigliarsi al collo di Varese è quella legata alla revisione del decreto Lupi, contestato dall’Ue e dunque da riformulare entro metà mese. Univa e Camera di Commercio, alle cui voci si unisce quella del governatore lombardo Roberto Maroni, sperano che il tutto avvenga con criteri differenti rispetto al passato.
La posta in gioco è più alta dell’americanissimo Mega Millions. La parola ancora a Comerio: «La bocciatura da parte dell’Unione Europea del Decreto Lupi che regola i voli su Linate dovrebbe essere una buona notizia per chi, come l’Unione Industriali di Varese, sostiene da sempre l’idea che la priorità del traffico aereo del Nord dovrebbe essere quello di dare a Malpensa il ruolo di hub, eppure permangono i dubbi che le sorprese negative non siano ancora finite». Dubbi che sono macigni: si vocifera che nel nuovo decreto che dovrebbe portare la firma del ministro democratico delle Infrastrutture Graziano Delrio, dal Forlanini si potrebbe arrivare a volare non solo verso le città dell’Unione Europea ma anche su Medioriente e Turchia e che, in parallelo, i movimenti aerei potrebbe essere aumentati oltre gli attuali 18 l’ora. In pratica: più decolli, più atterraggi, più destinazioni. A tutto discapito di quello che nel piano nazionale degli aeroporti è stato definito il vero scalo strategico del Nord Italia, ovvero Malpensa. Ma lo sarà davvero nel documento che entro gennaio dovrebbe uscire dalle stanze del ministero? La risposta che tutti vogliono sentire è sì. Ma non è la risposta più scontata. Che la situazione sia critica, e il bivio sia di quelli che a strada sbagliata corrisponda un burrone, lo si capisce dalla sincronia d’interventi di ieri. L’Unione Industriali per prima. La Camera di Commercio poi, con la lettera di Scapolan. E infine il governatore lombardo (ma varesino) Maroni, che all’esecutivo Renzi non le ha mandate a dire: «La revisione del decreto Lupi può portare a due soluzioni opposte. Un trasferimento dei voli internazionali su Malpensa o un’estensione del decreto Linate, che danneggerebbe lo scalo della Brughiera e intaserebbe quello di Milano». Inutile dire che è la prima l’opzione sostenuta dal territorio – ancora una volta a voce unanime e forte – ed è la seconda ad aver spinto Maroni a «incaricare l’assessore alle Infrastrutture Sorte di contattare il ministro per capire che intenzione abbiano e per dire che nessuna decisione può essere presa senza coinvolgere la Regione Lombardia». Guai a scivolare su Malpensa, ammonisce Comerio. «L’occasione sarebbe ghiotta per un gesto di coerenza politica e mi riferisco alla coerenza tra i numerosi, anche recenti, investimenti pubblici messi in campo per Malpensa e per i suoi collegamenti, e una reale politica di trasporto aereo che ponga al centro dei collegamenti intercontinentali lo stesso aeroporto».
Detto in altri termini: «Quando Malpensa tornerà ad essere quello per cui è nata, un hub?». Forse non subito, stando ai rumors, che sembrano virare sul potenziamento di Linate, con possibilità ad esempio per Alitalia di effettuare collegamenti intercontinentali (Abu Dhabi?). E questo è il rischio che tutti vogliono evitare. «Ancora una volta l’Unione Industriali si oppone a una tale logica di depotenziamento del ruolo di Malpensa a favore di Linate. Lo diciamo con forza, con l’indignazione di chi non ne può più di decisioni politiche di corto respiro, che non hanno la capacità di programmare il futuro del Paese». Il Nord chiede un ponte sul mondo degli affari, «non una porticina di servizio come quella di Linate, dal cui allargamento trarrebbero vantaggio solo interessi particolari». Parole già dette e ribadite per chiedere, prima di tutto «scelte precise, coraggiose e lungimiranti: se fosse per noi Malpensa sarebbe qualcosa di diverso: uno scalo intercontinentale». Il presidente di Regione Lombardia condivide: «La soluzione per me è che Linate torni a fare quello che faceva prima e si rafforzi invece Malpensa e i voli internazionali tornino lì…». Chi ha orecchie per intendere intenda: su quale numero, scalo, compagnia o territorio punterà il Governo?













