«Gli ho semplicemente chiesto il biglietto. Nulla di più». Antonio (il cognome preferisce mantenerlo riservato per ragioni di sicurezza personale) è il controllore aggredito domenica pomeriggio in via Sacco da un giovane ghanese di 27 anni. Antonio è anche un rappresentante sindacale della Cgil per la categoria. È alla sua seconda aggressione: “in un anno”, spiega. «La prima volta mi ha colpito un ragazzino – racconta – mai però mi sarei aspettato un comportamento simile da un adulto. Ribadisco: ho fatto il mio lavoro. Gli ho semplicemente chiesto il biglietto». Ieri l’aggressore in sede di udienza di convalida ha dichiarato di aver reagito con violenza perché spaventato. «Posso assicurare che quando è venuto contro di me e contro il collega era molto deciso e molto aggressivo – spiega Antonio – non sembrava affatto spaventato. Tra l’altro c’era un secondo passeggero senza titolo di viaggio che si è limitato a incassare la sanzione e a versare immediatamente i 25 euro dovuti. Non ha certo reagito spintonando e picchiando». L’azione del ventisettenne non è stata «moderata – dice Antonio – anzi è stato così aggressivo da rischiare di colpire e fare male anche a una ragazza con disabilità che viaggia sempre sulle
nostre linee e che conosciamo e cerchiamo di aiutare nel salire e scendere dal mezzo. Era seduta nel posto vicino a noi: a furia di spingere e colpire quell’uomo stava per fare male anche a lei». Sono stati Antonio e il collega, facendo in qualche modo scudo alla giovane, ad evitare che i feriti diventassero due. Antonio aggiunge: «Vai a lavorare sperando che sia una giornata buona. Anche se – dice il controllore – dallo scorso settembre, da quando sono entrate in servizio le speciali pattuglie degli agenti del comando di polizia locale la situazione è molto migliorata. L’anno scorso le aggressioni erano frequenti. Adesso da tanto non accadeva più una cosa del genere. Quindi la presenza degli agenti funziona. Ovviamente non possono essere ovunque e inevitabilmente qualche caso accadrà ancora. Ma rispetto ad un anno fa, quando fui aggredito la prima volta, le condizioni in cui lavoriamo sono più sicure». Resta inspiegabile il perché. «Non parliamo di una persona indigente, di un uomo in difficoltà che non ha i soldi per comprare il biglietto. Da quello che so è un ragazzo in regola, con un lavoro. La sanzione è di 25 euro. Non parliamo di una cifra milionaria».
Antonio poi diventa addirittura lapalissiano: «in realtà se si vogliono evitare queste situazioni basta acquistare il biglietto: il costo è di un euro e 40 centesimi. Un caffè: e si viaggia senza temere di vedersi multare pagando 20 volte tanto».
Ora Antonio è a casa, convalescente: «mi ha fatto male – spiega – ribadisco bastano un euro e 40 centesimi. Perché rischiare di rovinarsi la vita per una cifra simile? È libero, certo, ma c’è un patteggiamento. Avrà un precedente. Un fatto che peserà sul suo futuro, sulla possibilità di lavorare, ad esempio. Davvero la trovo una cosa inspiegabile. Come trovo inspiegabile dover avere timore di alzarsi e andare a fare semplicemente il proprio lavoro».













