Varese città sicura? Chiedetelo a , ventisettenne varesina che mercoledì sera ha subìto un tentativo di scippo in pieno centro. Già, non in periferia, non in qualche angolo di Bronx prestato alle Prealpi: l’episodio è avvenuto in via Speroni, laterale di via Dandolo, strada illuminata e normalmente frequentata, soprattutto in una sera di mezza estate intorno alle 22. La vicenda che verrà raccontata nelle prossime
righe, però, si caratterizza per un finale per una volta diverso dal solito: il ladro non solo non ha ottenuto il bottino sperato – una borsa con dentro tutti gli effetti personali compresi portafoglio e telefono – ma se l’è addirittura data a gambe. Merito di un corso di arti marziali frequentato dalla nostra per quattro anni e del suo istinto, più forte dell’inevitabile paura.
Mercoledì sera Tamara arriva in città per prendere un aperitivo, rimanendo in un locale fino a poco prima delle dieci. Salutata la compagnia, la ragazza si dirige da sola verso il tribunale, con l’obiettivo di raggiungere la casa di un’amica. Mentre percorre via Speroni ecco l’agguato: «Stavo camminando tranquilla e assorta nei miei pensieri – racconta – quando un ragazzo mi è passato di fianco. Non l’ho nemmeno guardato in faccia, ho solo sentito la tracolla della borsa tirare». È una frazione di secondo, il tizio prova a insistere ma non sa quello che gli sta per arrivare sul muso: «Appena ho percepito di essere strattonata, mi sono girata e gli ho tirato un pugno. È stato istinto, non sono per nulla una persona violenta: non mi era mai capitato di usare il kick-boxing fuori dal ring».
C’è sempre una prima volta alla bisogna: la reazione mette in fuga il malintenzionato, si presume sorpreso dall’inaspettata risposta di una vittima evidentemente percepita come facile. «Mi sono guardata le nocche ed erano insanguinate, penso di averlo preso – continua Tamara – Una volta scesa l’adrenalina, sono però arrivati lo choc, la consapevolezza di quello che era capitato e di ciò che ho rischiato».
Cinque minuti prima di lei, nello stesso tratto, era passata una sua amica: «Cosa sarebbe successo? Lei probabilmente non avrebbe avuto la mia stessa capacità di difendersi. E, detto sinceramente, un po’ di paura sta venendo anche a me: mi capita spesso di andare in giro a piedi, anche di sera». Il finale può anche far sorridere, ma non deve adombrare il problema di fondo: non si riesce a stare tranquilli, nemmeno in pieno centro a Varese. Di Tamara non è pieno il mondo. Anche se – ed è forse l’insegnamento che sta dietro questa novella – una Tamara non è così difficile diventare: «Alla luce di quanto mi è accaduto, consiglio a tutte le ragazze un corso di autodifesa. Mi ha dato la forza di reagire».













