Perché non trasformare la ex caserma Garibaldi in un «food court»? A mettere in discussione la destinazione di «biblioteca» per la ex caserma Garibaldi è Alessandra Curti, una varesina che ha a cuore la sua città e che, a Milano, dove abita da tanti anni, ha assistito alla riqualificazione di luoghi storici, fabbriche ed ex aree commerciali. «Credo che per Piazza Repubblica ci sia bisogno di qualcosa che aggreghi i cittadini
di tutte le età e possibilmente che sia attrattivo anche per chi viene da fuori, cosa che dubito possa fare una biblioteca con aula studio – dice Curti – L’altro punto che mi lascia perplessa del progetto biblioteca è che, alla sera, piazza Repubblica continuerebbe ad essere vuota come è ora. Detto questo, vista la dimensione dell’edificio, posso immaginare che si riescano ad unire più cose per accontentare più esigenze».
La giovane ha presentato brevemente il suo progetto al sindaco Davide Galimberti giovedì scorso, durante la riunione organizzata nell’atrio della ex caserma per discutere della futura riqualificazione del comparto.
Secondo Curti, un mercato urbano dove l’elemento chiave sia il cibo, la territorialità e l’eccellenza trasformerebbe l’immobile in un luogo di aggregazione. «Io vedo nella ex caserma uno spazio che unisca la vendita dei prodotti alla degustazione del cibo e delle bevande, insieme a eventi di cucina, musica, cultura e arte –
spiega Curti – Allo stesso tempo, una destinazione di questo tipo potrebbe dare un respiro più ampio alla città sul modello dei grandi mercati metropolitani che si trovano nelle principali città italiane ed europee, come il Mercato delle Erbe di Bologna, il mercato centrale di Firenze o il mercato metropolitano di Torino».
Entrando più nello specifico, Curti vede «un’area dove sia possibile non solo fare la spesa con una qualità molto più elevata rispetto al supermercato, con ampia scelta biologica e di prodotti doc e dop, ma anche un luogo dove incontrarsi e relazionarsi e dove conoscere personalmente i produttori. In aggiunta si può pensare a mercati stagionali a rotazione con singoli produttori in loco e, se può aver senso in una città come Varese, uno spazio per gli orti urbani».
Inoltre: «Le diverse aree sotto le arcate potrebbero essere affittate a ristoranti già esistenti in città affinché possano avere un proprio corner all’interno della corte, oppure a nuovi ristoratori, affiancando così la tradizione allo street food, i piatti locali ai cibi etnici. Questa idea, sicuramente, darebbe lavoro a tanti giovani». Tutto questo unito a «spazi di coworking, cinema all’aperto, concerti jazz, spettacoli teatrali, serate swing per ballare, corsi di cucina, orticultura, degustazioni, incontri legati alla cultura del cibo».
La prima azione per avverare tutto questo sarebbe: «individuare uno o più sponsor in linea con i valori del progetto e far partire un crowfunding per cominciare da subito a coinvolgere i cittadini e farli sentire parte del progetto».
L’idea di Alessandra Curti sarebbe in parte realizzabile anche nel progetto previsto dall’accordo di programma.
Come ha precisato l’assessore Andrea Civati, infatti, la caserma non diventerà una semplice biblioteca, ma «un polo culturale».













