«Io ti arriccio i capelli, tu mi porti una pizza a domicilio». Oppure: «Io ti faccio diventare bionda e tu mi fai le pulizie nel negozio». O anche: «Io ti cambio il look e tu mi dai due biglietti per il teatro».
In pratica, non si paga, ma si baratta. Succede ogni mercoledì, al salone di bellezza J&P di via Carletto Ferrari 60.
Sulla vetrina il titolare , che non è nuovo a manifestazioni di denuncia verso la pressione fiscale, ha appeso un cartello con scritto: «Contro l’aumento Iva in questo negozio ogni mercoledì non si pagherà più in euro, si torna al baratto».
Ieri una signora è entrata nel salone di bellezza con una borsa piena di generi alimentari. Si è fatta sistemare i capelli e l’ha lasciata vicino alla cassa al posto dei soldi. E poi via con le t-shirt, la frutta di stagione, i servizi di pulizia a domicilio e chi più ne ha, più ne metta. Si può barattare praticamente qualsiasi cosa.
«Io però su tutti questi beni voglio pagarci le tasse – dice Crippa, che non è un disubbidiente, ma una persona che crede nel rispetto delle leggi e che vuole il bene del Paese – Manderò al governo il 22% di tutto quello che mi verrà portato in cambio delle “acconciature”. Se mi portano un chilo di patate, ne manderò 220 grammi a Roma». Idem per il contenuto dei piatti ordinati al ristorante. Più difficile, invece, mandare a Roma il 22% dei servizi, ma il fantasioso Crippa riuscirà a trovare una soluzione.
Il baratto è una risposta alla pressione fiscale troppo elevata, con l’Iva portata al 22%.
«Se si somma l’Iva all’Iperf, al bollo, alla tassa sull’immondizia e a tutto il resto, la pressione fiscale tocca l’84% – dice Crippa – Mi sembra troppo elevata. Il baratto a questo punto è l’unica risposta che rimette al centro il valore del lavoro e dei beni».
La manifestazione verrà portata avanti ogni mercoledì. A gennaio, invece, l’iniziativa potrebbe durare per tutto il mese. Per ogni cliente servito Crippa emette uno scontrino nullo.
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