Psicodramma Lega, è caccia al colpevole. Ma la versione ufficiale dei vertici, che attribuisce ai dissidi interni buona parte delle responsabilità della debacle, convince poco la base. Persa Treviso, restano solo le roccaforti Varese e Verona. «Amministrare bene non basta, servono gesti concreti più forti» ammette il segretario della Lega Lombarda .
Partiamo dalla versione dei vertici. Il segretario sostiene che «la Lega ha pagato il prezzo delle vicende interne e delle divisioni, anche le recenti interviste ci hanno danneggiato» e annuncia il “bis” degli Stati generali per rientrare in sintonia col Nord produttivo.
Salvini, riferendosi anch’egli alle uscite del Senatur, ammette che «un po’ è anche colpa di Bossi, non solo ovviamente, ma anche». Infatti la parola d’ordine del segretario lombardo è «ripartire uniti, più compatti e più concreti». Un’analisi del voto che, vedremo più avanti, convince poco la base padana.
Lo stesso Salvini, interpellato ieri mentre era a Strasburgo, infatti va già oltre: «I nostri sindaci e i nostri presidenti di Regione dovranno fare di più, se serve andando oltre quello che le regole permettono. Per riconquistare l’elettorato c’è bisogno di gesti concreti forti».
Atti, non più promesse. Perché la Varese di è rimasta l’ultima grande città con un borgomastro del Carroccio. «Da milanese, invidio molto Varese che è una città ben governata, in cui vivrei volentieri – ammette Salvini – ma tutti i nostri 170 sindaci in Lombardia sono un modello di buona amministrazione. Lo erano anche quelli di Treviso e Brescia ma evidentemente non basta. E Fontana, da presidente Anci, sa bene qual è la situazione e quanto in questo momento siano necessari atti concreti».
Smetterla di litigare non basta, del resto la minoranza interna bossiana, pur ringalluzzita dal flop, è allo sbando. Sui social network qualcuno invoca dimissioni, ma «ormai chi è rimasto in Lega – spiega un militante vicino al Senatur – vive di politica e risponde ai vertici. Non c’è speranza di un cambio di linea».
, eurodeputato della sezione “bossiana” di Busto Arsizio, rigetta la tesi delle divisioni interne: «Il Pd è più spaccato di noi, con Renzi che critica un giorno sì e uno no e un segretario provvisorio, ma il suo elettorato non è stato scalfito. E anche Grillo, che fa sparate come il Bossi di una volta e che è stato coerente rinunciando di andare al governo, ha perso voti. Questo risultato è difficilmente decifrabile».
Ma anche che della Varese «isola dei giapponesi» è segretario di sezione, è il primo a non credere al peso delle liti: «È stato messo sotto attacco il sistema di consenso leghista sul territorio, con i tagli ai Comuni e l’Imu fatta percepire come imposta comunale che hanno penalizzato le amministrazioni uscenti». Quale soluzione? Secondo Pinti, «né depressione né isterismi, la via è stare con pazienza sui territori accanto a chi soffre (vedi Husqvarna, ndr) per coagulare un dissenso che è attivo ma non coordinato».
E , che è stato segretario in tempi di consensi in discesa, invoca «obiettivi condivisi e azioni più dure e nette». Una nuova Lega di lotta, accanto a quella che governa le Regioni.
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