Atto primo della maturità «Ho fatto Magris: ma chi è?»

«Ho fatto il tema di Magris, ma chi è Magris?». Questa la frase che ricorreva davanti al liceo classico Cairoli di Varese. Dove gli studenti, in gran parte pur senza conoscere l’autore, si sono cimentati nell’analisi del testo.

Il tema del viaggio, del resto, è uno di quelli che affascina di più, specialmente con l’estate alle porte e le valigie già pronte dietro la porta. «E poi la traccia diceva a chiare lettere che era possibile argomentare l’elaborato con collegamenti ad altri autori del ‘900».

Altra traccia super gradita quella sull’individuo e la società di massa. Con spirito da no-global i maturandi hanno prodotto elaborati sul valore del singolo e su come la società comprima tutto, omologandolo. Tutt’altro punto di vista quello di chi ha scelto il tema sul progresso, che è qualcosa che va raggiunto insieme, dalla collettività.

Tutti si sono spremuti le meningi per scrivere, ma pochi hanno scelto il tema sul cervello. Idem per gli omicidi: roba da intenditori, da appassionati di storia prima che di telefilm polizieschi.

«Comunque, tutte fattibili» è il responso unanime degli studenti. Per il momento si tira un sospiro di sollievo. Ma domani quegli stessi studenti si appresteranno a sostenere la seconda prova, la più difficile. Temutissimi il compito di matematica allo scientifico e la versione di latino al classico. Roba da non dormire tutta la notte. E infatti molti lo dicono apertamente: senza un paio di camomille non ci provo neppure ad andare a letto.

Intanto, all’attualità, si mescolano i ricordi. «Va’ che è uscita la M». Stava giocando a calcio, in un torneo serale, il dirigente dell’ufficio scolastico provinciale , quando ha saputo che sarebbe stato tra i primi ad essere interrogato alla maturità.

«Alla notizia, ho interrotto immediatamente la partita e sono corso a casa a studiare. Ero particolarmente in panico perché la materia estratta era scienze, sulla quale ero poco preparato».

Correva l’anno 1971 e, alla fine, il dirigente è riuscito a diplomarsi, con la valutazione di 40 sessantesimi.

«È vero, ho preso poco più che la sufficienza, ma era il voto che mi meritavo, con l’attenuante che avevo sbagliato a prevedere le materie poi effettivamente estratte», commenta Merletti. All’epoca la maturità era diversa da quella di oggi: due materie erano obbligatorie, una veniva estratta e la quarta era a scelta del candidato.

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