La caserma Garibaldi, il castello di viale Belforte, villa Baragiola. E ancora: l’albergo del Sommaruga, le stazioni delle funicolari, l’antica colonia al Campo dei Fiori.
Le ville liberty con i cartelli «vendesi villa con parco» appesi al cancello, il prezzo ribassato del 10%, e la speranza che un acquirente, straniero nel 60% dei casi, si faccia avanti.
Le strutture sportive “vintage”, come la piscina di via Copelli e il Palaghiaccio, che forse costerebbe meno rifarle da zero che metterle a posto.
Questi sono solo alcuni siti di quella grande mappa di edifici varesini – comunali e privati – “a rischio degrado”. Strutture di notevole pregio architettonico, con volte, capitelli, archi, elementi Liberty, giardini con essenze particolari. Luoghi che lo stile di vita di oggi rende sempre meno low cost e quindi più a rischio abbandono.
A pagare il conto della modernità ci sono anche una quindicina di beni minori che qualche anno fa furono censiti dalle guardie ecologiche e fatti oggetto di un convegno.
In ogni angolo si trovavano lavatoi, affreschi sbiaditi, tempietti (come quello di villa Augusta), cappellette. Beni in qualche caso salvaguardati dagli stessi cittadini, ma più spesso lasciati in pasto ai vandali.
L’associazione Italia Nostra di Varese, a breve, intende spedire a tutti i proprietari di questi immobili una lettera per chiedere un colloquio e pensare una strategia di intervento.
Quello che manca, infatti, secondo molti esperti, è proprio una visione di insieme e la volontà di creare un sistema per valorizzare le eccellenze della città. «Il patrimonio liberty a Varese è gestito in modo “canagliesco”. Bisogna far cadere i campanilismi e fare squadra con altri comuni, mettere insieme risorse e rispondere a bandi – dice , presidente di Varese Europea – E poi occorre una visione strategica che non autorizzi più gli interventi “senza senso” concessi nel passato.
Un esempio è la cascina della Cartabbia, quella su via Tasso, che è stata demolita per costruire un’unità abitativa di pare volume, andando così a compromettere un’area di grande importanza naturalistica e perdendo per sempre una fetta di storia».
Bortoluzzi se la prende anche con il Comune che spesso è sordo: «Per portare attenzione sulla cappella votiva in stile neoclassico a pianta rettangolare (si trova nel parco Mantegazza) sono dovute partire tre denunce dal consiglio di circoscrizione».
Il tetto della cappella votiva è stato poi rifatto, ma qualche vandalo ne ha già deturpato l’interno con i graffiti.
La maggior parte degli interventi di recupero è molto costosa. Recuperare Villa Baragiola, per esempio, costerebbe tra i cinque e i sei milioni di euro. I privati ogni tanto investono nelle aree dismesse. Fim Agency, dopo essere intervenuta a Masnago e aver creato un complesso abitativo su una ex area industriale, adesso ha un progetto (ancora top secret) per la villa dove una volta c’era il ristorante La Prima Cappella.
Un edificio che attualmente non offre un bel biglietto da visita a chi si appresta a camminare sulla via Sacra.
Sta male pure Palazzo Estense
Più semplice restituire ai varesini l’ala di Palazzo Estense sul lato della biblioteca civica, che potrebbe essere recuperata con poco sforzo.
© riproduzione riservata













