Prima di Vito Crimi fu Cosimo Petraroli. La figuraccia tweettata del cittadino Crimi, che qualcuno ha messo allo stesso piano di barzellette da scuola elementare con tanto di grasse risate sulla tenuta intestinale e prostatica di Silvio Berlusconi, ha un capostipite. Petraroli, deputato grillino targato Varese, il 22 aprile rendeva il mondo dei social network partecipi di una “grande” verità: «Oggi sono rimasto con gli attivisti M5S a Varese invece che a Roma ad ascoltare le stronzate dette da Napolitano».
Un messaggio breve che, forse difettando nella scelta del lessico, non esprime irriverenza, anticonformismo e ribellione, come forse era negli intenti del giovane deputato, ma una certa grevezza nel non comprendere esattamente quale sia il posto di un deputato eletto dal popolo in un momento crucciale per la realtà italiana.
E del resto Petraroli è avvezzo a simili situazioni: lo scorso 19 aprile il nostro postò su Facebook l’elogio al commesso di Montecitorio durante la quarta votazione per l’elezione del capo dello Stato. Colto dal fervore populista il deputato stellino scrisse: «I miei più vivi complimenti, con calma ed educazione hanno placato gli animi. Sono gente eccezionale, rappresentano la parte più bella e nobile dei cittadini italiani». L’intento popular sfuggì ai suoi stessi sostenitori: «Con lo stipendio che prendono, ci mancherebbe che non fossero gentili – ribattè una simpatizzante – mica stanno nelle miniere a scavare carbone».
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