Novantamila furbetti dell’Irpef Colpa della crisi e del lavoro nero

Novantamila furbetti dell’Irpef
Colpa della crisi e del lavoro nero

Il 14,7 per cento degli abitanti della Provincia di Varese non paga l’Irpef. Il che significa due cose: o guadagna talmente poco da finire in “no tax area”, o guadagna bene e non dichiara. O semplicemente lavora in nero.

La questione diventa ancora più impressionante se la si considera in numeri assoluti: sono più di 86mila i varesini che dovrebbero versare l’Irpef e invece non lo fanno. Il che significa che è come se la città di Varese, piuttosto che l’intera Busto, fossero ignote all’Agenzie delle Entrate.

Per quanto inferiori alla media nazionale del 20,7 per cento, restano impressionanti i numeri relativi all’infedeltà fiscale dei contribuenti italiani elaborati dal Centro studi Sintesi su dati del dipartimento delle Finanze e dell’Istat, diffusi ieri dal Sole24Ore.

Rispetto al 43,5 della “maglia nera” Crotone e all’8 per cento della “fedelissima” Trieste, i risultati della provincia di Varese sono molto più vicini a quelli delle zone in cui l’Irpef si paga con maggiore regolarità. E sono solo leggermente superiori a quelli regionali, che vedono il 14,2 per cento dei contribuenti lombardi evadere l’imposta sul reddito delle persone fisiche.

Secondo lo studio, i contribuenti potenziali della provincia di Varese sono 591mila. Tante le persone che dovrebbero versare l’Irpef. Nella realtà, a farlo sono 504 mila. E gli altri? C’è una quota esente, perché ha un reddito molto basso.

Ma se si tiene conto che lo studio esclude disoccupati e inoccupati, il dubbio è che la maggior parte di questi 86mila contribuenti che mancano all’appello lavori sì, ma che lo faccia in quella galassia sommersa che è il lavoro nero. Il che è un danno per tutti: per loro, perché non versano contributi e non si vedono riconoscere ferie e malattie. E non hanno mezzi per opporsi in caso di “licenziamento”.

Vengono colpite le casse dello Stato, che registrano un mancato introito. d anche quelle dei Comuni, che sulle buste paga dei propri cittadini applicano un’addizionale Irpef che serve a finanziare i servizi erogati dal municipio.

Le uniche a “vincere” sono le aziende che occupano queste persone, che tagliano il costo del lavoro. Ma commettono un reato. «La direzione provinciale del lavoro svolge una preziosa attività ispettiva, alla quale noi collaboriamo. Negli anni si sono fatti dei passi avanti ma non si è inciso alla radice quello che in Italia è un problema culturale».

Questa l’analisi di , segretario provinciale Uil. «Questo studio», prosegue, «mette in evidenza il problema del sommerso che, insieme alla lotta all’evasione, dovrebbe essere la priorità di questo come di qualunque governo». Il guaio è che «noi commentiamo dei dati che sono ancora molto alti».

© riproduzione riservata

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google