«L’integrazione? È un caffè corretto»

«L’integrazione? È un caffè corretto»
Francesco Montonati guida la storica edicola di viale Borri, oggi diventata anche un bar punto di ritrovo. «Dal 1968 Bizzozero è cambiata, il 35 per cento ora sono stranieri. I giornali? Non è colpa di internet»

– La prima saracinesca che si alzava in viale Borri, ogni mattina e con la stessa puntualità dal 1968, era quella dell’edicola di . Quando i quotidiani erano ancora delle immense lenzuola e costavano meno di mille lire, fermarsi a comprare da lui il giornale era un rituale che metteva di buon umore. L’edicolante era un maestro delle battute, a volte anche mordaci, e il figlio , erede dello storico negozio, ricorda: «Se gli chiedevate: “Come va?”. Lui aveva sempre l’identica risposta in dialetto: “Mai lamentass”. Ha conosciuto migliaia di persone e una generazione di bambini che all’epoca venivano a comprare i fumetti o

le figurine e adesso hanno quarant’anni».Angelo Montonati ci ha lasciato nel 2013 e fino all’ultimo è stato nella sua edicola che il figlio ha trasformato in un accogliente punto di ritrovo chiamato “Vizi e caffè”. Da una dozzina d’anni, dentro al locale ci sono, oltre a un banco da bar, anche i tavolini per sedersi a chiacchierare. Ma Francesco Montonati avverte: «Già prima della trasformazione, l’edicola era un centro di aggregazione per il quartiere. Un po’ come il fruttivendolo o il tabaccaio. Sono realtà che vanno preservate proprio per la loro capacità di riunire persone e farle socializzare. Cosa che difficilmente avviene in un centro commerciale».

I tempi cambiano in fretta e se l’edicola Montonati non ha perso di certo la sua funzione di luogo di ritrovo, ha però mutato pelle: «Mio padre, quando ha incominciato, nel 1968, aveva appeso al soffitto solo una lampada al neon. Le luci che abbiamo adesso sono ispirate a un locale newyorkese e per far funzionare tutto devo ricorrere a otto terminali diversi».
Francesco è stato il motore del cambiamento: «Ricordo le battaglie con mio papà per avere la ricevitoria del Lotto. Lui era scettico e ripeteva: “Figurati se nel 2000 tira ancora questo gioco”. Quando l’abbiamo inaugurata si è dovuto ricredere perché il primo giorno avevamo l’edicola piena e una lunga fila fuori del locale». Davanti all’edicola di Montonati si passava anche a piedi: «Quando uscivano gli operai della Bassani, alle cinque del pomeriggio, si fermavano da mio papà per comprare i quotidiani della sera, come la Notte o il Corriere Informazione».

L’editoria di oggi è un’altra cosa da quella di un tempo: «Vent’anni fa – dice Montonati – vendevo cinquanta copie del Corriere, oggi meno di un terzo. Ma non per la concorrenza dell’online. Semplicemente non ci si informa più». Internet ha però radicalmente innovato altri settori: «Oggi – continua Montonati – ci si fa gli auguri via chat, con il telefonino. Sapete quanti biglietti natalizi aveva venduto papà nel 1968? Più di 15 mila, andavano via come il pane».
Francesco Montonati è stato consigliere circoscrizionale ed è attento al quadro sociale: «Nel quartiere sono arrivati tanti extracomunitari, sono circa il 35 per cento dei miei clienti. Sono grandi fumatori e bevitori. Hanno restaurato una consuetudine che da noi si è persa: il caffè col grappino. Dicono che i gradoni di piazza Repubblica sono stati abbattuti per evitare il bivacco di qualche extracomunitario. Ma non sarebbe più semplice fare come negli Usa vietando di bere in luoghi aperti?».

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