Ravagnani flop al Sociale: il ritorno a Busto si trasforma in una serata amara per l’ex prete

Poco più di cento spettatori per il monologo dell’ex sacerdote influencer. E Adinolfi lo attacca: “Torna prete, ti stanno sfruttando”

Doveva essere il ritorno nella sua “città del cuore”, quella che lo aveva visto diventare uno dei volti più popolari del mondo cattolico social durante gli anni della pandemia. Invece per Alberto Ravagnani la serata al Teatro Sociale di Busto Arsizio si è trasformata in un passaggio difficile, quasi simbolico del momento che sta attraversando dopo l’addio alla tonaca.

Per il suo monologo teatrale “Una scelta”, richiamo diretto al libro pubblicato dopo la decisione di lasciare il sacerdozio, sono stati staccati appena un centinaio di biglietti in una sala da oltre seicento posti. Un colpo pesante per l’ex sacerdote influencer, che pure sui social continua a contare oltre 300mila follower.

Eppure proprio Busto Arsizio era stata una delle città che più lo avevano sostenuto. Qui Ravagnani era stato coadiutore dell’oratorio San Filippo e proprio qui, durante lockdown e pandemia, aveva iniziato la sua attività social per mantenere un contatto con i ragazzi della parrocchia. Video, dirette, riflessioni: un linguaggio nuovo che gli aveva regalato popolarità ben oltre il mondo ecclesiale.

Ieri sera, però, il clima era molto diverso. E il flop del Sociale rischia di trasformarsi in un segnale pesante anche in vista della replica prevista al Teatro Lirico Gaber di Milano, dove al momento il pienone appare lontano.

A rendere ancora più duro il momento sono arrivate anche le parole di Mario Adinolfi, leader del Popolo della Famiglia, che poche ore prima dello spettacolo ha pubblicato un lungo post social rivolgendosi direttamente all’ex sacerdote.

«Torna sacerdote» l’appello lanciato dal giornalista ed ex deputato, che attacca senza mezzi termini la scelta di Ravagnani di lasciare il ministero. Adinolfi parla di un ex prete «manovrato» e «illuso» dal sistema mediatico, sostenendo che dietro la sua esposizione pubblica ci sarebbe «molto fumo e poco arrosto».

Durissimo anche il passaggio economico: «So che sta alla canna del gas» scrive Adinolfi, sostenendo che il libro avrebbe venduto poco e che le ospitate televisive non avrebbero prodotto i guadagni immaginati. Da qui l’invito a «tornare a fare il sacerdote» e a «smettere di penare da accattone di un sistema mediatico che ti sfrutta».

Parole pesanti, che inevitabilmente riaprono il dibattito attorno alla figura di Ravagnani: da un lato chi continua a vedere in lui una voce capace di parlare ai giovani, dall’altro chi interpreta il suo percorso come il simbolo di una notorietà social rivelatasi molto più fragile del previsto.